domenica 24 luglio 2011

Hayao Miyazaki and the Ghibli Museum, intervista al Direttore Isao Takahata

Testo tratto dal film documentario in lingua giapponese sul Ghibli Museom. Intervista a  Isao Takahata, collaboratore e amico di Hayao Miyazaki.



Quartiere ovest di Tokyo,
circa 15 miglia dal centro della città
Un edificio unico è nascosto
in uno dei parchi più grandi della città.
Si tratta del Ghibli Museum.
con il suo tetto ricoperto dal verde,
sembra quasi essere parte esso stesso del bosco.
Questa stravagante,
struttura simile ad un castello
sembra essere il prodotto
di continue, successive aggiunte.
I ponti collegano i diversi livelli.
I terrazzi spuntano da tutte le parti.
Il museo è un gigantesco labirinto.
Cos'ha inspirato la sua creazione?
E' stato forse quel Totoro che aspetta
all'entrata?
No, quello non è il vero ingresso.
Ecco come ci appare il museo
visto dal piano terra.
Ed ecco il vero ingresso.
Entriamo a dare un'occhiata.
All'interno è un piacere per gli occhi
pieno zeppo di affreschi colorati.
Finestre di vetro colorato
illuminano una scalinata
che scende in un mondo misterioso.
La scalinata porta ad una hall
che sembra levarsi verso l'alto nello spazio.
Un labirinto di ponti e balconate
si alza sopra la tua testa.
Un'enorme elica ruota
sotto al lucernario.
Potresti quasi pensare di girovagare
in uno dei film di Miyazaki.
LA CITTA' INCANTATA (2001)
"La città incantata" à ambientato
in una fantastica stazione termale.
E ritroviamo, lo stesso elevato spazio
lo stesso labirinto di ponti e piani.
Infatti, il regista Hayao Miyazaki
ha progettato personalmente il museo.
I film di Miyazaki prendono vita
da una serie di tavole.
In esse, ha creato i dettagli
della sua storia e dei suoi personaggi.
Il Ghibli Museum ha preso vita allo stesso modo,
da una sequenza di tavole.


Qui si possono vedere i personaggi dello
Studio Ghibli, e si possono anche toccare.
Ma l'attrazione più grande
al Ghibli Museum...
...non è il Cat Bus o il Robot Soldier.
Riuscite ad indovinare cos'è,
è il museo stesso
come lo ha progettato Miyazaki.
Nessuno lo conosce meglio
del direttore Isao Takahata.
Takahata ha lavorato
fianco a fianco con Miyazaki per anni.
Mi piace il modo
in cui hanno usato il ferro e l'acciaio...
...e il modo in cui fluisce l'aria
dentro allo spazio.
Le parti metalliche
sono indipendenti, non assemblate.


Il piccolo spazio sotto le scale
riesce sempre ad attirare Takahata.
Ogni volta che ci passa,
deve per forza entrarci.
Anche un adulto come me
non può resistere alla tentazione di entrare.
Mi piace sul serio.
Anche la panchina
è della misura giusta per un bambino.
I bambini amano le cose piccine...
...negli angoli dei grandi spazi.
Per me era così
è qualcosa
che piace un po' a tutti.
Gli spazi che Miyazaki ha creato
hanno un potere particolare.
Con l'aiuto di Takahata, cerchiamo di
scoprire la fonte di questo potere.
HAYAO MIYAZAKI E IL GHIBLI MUSEUM
Isao Takahata con Goro Miyazaki,
(Top Manager, Ghibli Museum)
All'inizio lei era
un po' scettico...
...riguardo all'idea che Miyazaki
progettasse un museo.
Non ero sicuro di come l'avrebbe realizzato.
Ma la prima volta che l'ho visto
sono rimasto estasiato.
GLI SPAZI LABIRINTO
Avevo visto alcuni schizzi,
ma quello che mi ha colpito...
… è stata la prima volta che sono
entrato e ci ho fatto un giro.
Nessuna delle attrazioni
era ancora stata messa al suo posto.
Ovviamente le attrazioni del museo sono importanti...
...ma l'edificio stesso è così affascinante
quando ci sei dentro.
Che ti fa venir voglia di esplorare
il palazzo dal basso fino in cima.
Amo questo tipo di cose,
per questo adoro questo museo.
Penso che lei sia
il primo a scrivere che
l'attrazione principale
del Ghibli Museum è l'edificio stesso.
Sì, lo penso veramente.
Il museo è in stile Occidentale,
o dovrei forse dire stile Europeo.
Il Giappone è stato influenzato
dall'architettura Occidentale...
e ci sono tanti grandi
esempi di questa influenza in Giappone.
Ma l'Architettura Europea
ha sempre ricercato i piccoli dettagli.
Cose come i materiali, le finestre,
il tipo di muro e così via.
Se vuoi provare queste sensazioni,
dovresti visitare l'Europa.
Ma puoi comunque averne un assaggio
all'interno di questo museo.
Questa è un'autentica scoperta.
Provi la stessa sensazione qui.
Visita l'Europa, e sentirai un profondo
rispetto per la loro architettura.
Questo museo ti puù dare
un'esperienza simile, quasi per osmosi.
Non fa parte dell'esposizione.
Lo puoi sentire da solo.
Il Giappone ha acquisito molto
dall'Occidente.
La maggior parte dell'architettura Nipponica
segue lo stile Occidentale.
Ma, mi sta dicendo che c'è
dell'altro, vero?
Il Giappone ha acquisito
l'idea di simmetria Occidentale.
Abbiamo anche adottato
il concetto Occidentale di divisione dello spazio...
...all'interno di una struttura globale.
Ma storicamente, le città Europee
erano circondate da mura.
Le persone dovevano ricavare il più possibile
da questo spazio ristretto.
Continuavano a costruire
sopra a quello che già era presente.
Esatto. Lo vedi dappertutto.
Edifici su entrambi i lati
possono essere collegati al di sopra dellla strada.
Puoi attraversare,
come su un ponte.
L'esistenza di un bivio nella strada,
decide la forma di un edificio.
Le stanze possono avere muri angolari.
E ci sono stanze nel sotto-tetto.
Ci sono così tanti spazi interessanti.
Specialmente nelle piccole città Italiane...
...e puoi camminare per ore
senza annoiarti mai, in una piccola e graziosa città.
Ogni spazio ti si presenta
in modo diverso.
Non ho mai avuto questa esperienza
con l'architettura Occidentale in Giappone.
Le città Europee hanno un fascino,
un'atmosfera molto umana.
Questa è una caratteristica
che non si trova in Giappone.
.
Lo stile Europeo è molto razionale...
...ma il modo in cui aggiungono parti agli edifici
crea un senso di spontaneità.
Sanno veramente
come usare lo spazio in modo creativo.
Questo è particolarmente vero in Italia.
Il Giappone ha importato i principi di base
dell'architettura Europea.
Quasi tutti gli edifici in stile Occidentale
in Giappone hanno questo tipo di simmetria.
I nostri edifici sono
molto ordinari.
Il Giappone si è fermato alle basi.
Nel 1990, Hayao Miyazaki ha fatto un viaggio in Italia.
La sua destinazione
era ad un ora di distanza circa da Roma.
Dopo averne visto le foto,
Miyazaki ha voluto visitarla di persona.
Questa è Calcata, una della misteriose città
Italiane che stanno sopra una collina.
Molti anni fa, quando i pericoli
e le guerre erano all'ordine del giorno...
...le persone costruivano le città sui bordi dei crinali
o appollaiate sulle cime delle montagne.
Queste case furono costruite
centinaia di anni fa.
Sono state ricostruite e restaurate
un'infinità di volte durante i secoli.
Calcata è una delle più pittoresche
città d'Italia.
E' situata in cima ad una collina.
Secoli di costruzione e ricostruzione
all'interno di questa piccola area...
...hanno creato un'atmosfera
di armonia.
Lo senti appena passi attaverso
l'entrata fortificata.
Le case sono costruite anche sulla strada,
utilizzando ogni singolo centimetro.
Le strade di Calcata
sono un labirinto.
Ogni diramazione nella strada
sembra chiedere: da che parte vuoi andare?
Takahata lo ha scoperto,
gli spazi qui sono affascinanti e stupefacenti.
Il labirinto degli spazi continua
ad attirarti al suo interno.
Il Ghibli Museum ricrea la
stessa sensazione per i suoi ospiti.
A Calcata, potresti trovarti improvvisamente
sull'orlo di un burrone.
Nel Ghibli Museum,
se continui a vagare...
...potresti trovarti all'esterno.
Ci sono così tante porte e scalinate.
Cosa ci sarà dietro al prossimo angolo?
Questi sono gli edifici
che stimoleranno la tua curiosità.
Nel Ghibli Museum, anche
gli spazi ti invitano a sbirciare dentro.
C'è uno spazio sotto questi gradini.
Cosa ci  sarà lì sotto?
Gli spazi nel Ghibli Museum
ti pongono la stessa domanda.
Il Giappone ha complicatissimi,
spazi-labirinto in alcune delle sue città.
Sì, ma sono molto rari.
Certo, un piccolo gruppetto di città fortificate
furono costruite in questo modo di proposito,
per difendersi.
Ci sono spazi-labirinto creati
per rallentare il nemico.
Ma principalmente, le città Giapponesi
non sì espandono costruendo verso l'alto.
Oggi ovviamente lo fanno,
ma non c'è ancora una gran complessità.
Per esempio, c'è l'Himeji Castle.
Questo è uno dei miei preferiti.
La cosa più interessante
è visitare l'interno.
Passi attraverso i cancelli uno dopo l'altro,
e gli spazi continuano a cambiare.
Puoi entrare nel castello
e goderti lo spazio interno.
Non ci sono molti posti così
in Giappone.
L'Himeji Castle è stato costruito
nel 17' secolo.
Si trova su una collina alta 130 piedi.
I fossati e le mura di pietra
formano un labirinto...
...che si intreccia all'interno
fino al cuore della fortezza.
IL CUORE DELLA FORTEZZA
Questa è la via per la fortezza.
Subito un muro ti blocca la strada.
Non puoi prendere una strada diretta.
Sei costretto a prendere una lunga,
strada che si snoda lungo un ripido pendio.
Siamo quasi giunti
al cuore della fortezza.
Ma non c'è l'ingresso.
Per entrare, devi voltarti di 180 gradi
e passare attraverso un altro cancello.
Questa strada complicata fa parte
delle difese del castello.
Se i nemici penetravano
le difese più esterne...
...il labirinto rendeva più facile
tendere loro una trappola e sconfiggerli.
Il Ghibli Museum e l'Himeji Castle,
le loro radici sono molto diverse,
ma Takahata vede anche delle analogie.
Entrambi hanno dei labirinti
che portano su e giù
LA RICERCA DI LOCATION DI
HAYAO MIYAZAKI IN EUROPA
E così questo interessante aspetto delle
strutture Occidentali non è giunto in Giappone.
E' stato questo che ha spinto Miyazaki
a dipingere questo tipo di edifici...
...nelle sue storie, così come qui
al Ghibli Museum.
Noi non abbiamo una struttura
di tipo Occidentale.
Ma ci sono state
altre influenze, come i film.
Non vedi edifici di questo tipo
intorno a te.
Immagini così poco familiari
possono avere un'impatto molto forte.
Penso anche che Miyazaki abbia sempre
avuto un grande talento per il design spaziale.
Penso che sia una cosa
che ha scoperto nel corso della sua carriera.
A volte incontri certe scene
dove sei costretto a pensare in modo molto spaziale.
Per esempio, Miyazaki una volta ha visitato
l'isola di Gotland in Svezia...
...per trovare la giusta
ambientazione per "Pippi Calzelunghe"
Gotland ha molte piccole città.
Io penso che questo sia stato
il suo primo incontro diretto...
...con questo interessante aspetto
degli edifici Occidentali.
Penso che il viaggio di Miyazaki in Svezia
sia stato anche la sua prima visita in Europa.


Non sono andato con lui, ero oberato di lavoro.
Stavamo per far partire
la serie di "Pippi".
Ho dovuto scrivere il primo episodio da solo.
Dovevo prepare tutto mentre
Miyazaki cercava le ambientazioni.
Ti ricordi cosa disse
Miyazaki al suo ritorno?
Era abbastanza eccitato.
Aveva scattato tantissime foto.
Ora preferisce fare degli schizzi durante i suoi viaggi.
Qualcun'altro si occupa delle foto.
Visby, il porto principale
sull'isola di Gotland.
"Pippi Calzelunghe"
non fu mai prodotto.
Ma le esperienze che Miyazaki ha fatto qui
hanno dato i loto frutti nei lavori successivi.
KIKI'S DELIVERY SERVICE (1989)
La città inventata di Koriko -
l'ambientazione per "Kiki's Delivery Service"


E' stato detto che Koriko
è stata creata partendo da Visby.
Fine 2001 . Miyazaki visita Parigi
per promuovere "Spirited Away."
Parigi, 8:00 a.m.
Il sole invernale non si è ancora levato del tutto.
Miyazaki fa una passeggiata mattutina
ogni volta che è in viaggio.
Questa è molto più che una semplice pausa
dai suoi mille impegni.
Camminare dentro gli antichi quartieri
stimola l'immaginazione di Miyazaki.
Le sue impressioni potrebbero vedere luce
in uno dei suoi film.
L'influenza dei suoi viaggi
percorre tutta la produzione di Miyazaki.
I sobborghi affollati di Genova
hanno influenzato "Heidi" ...
... e "From the Apennines to the Andes"
Ero assieme a Miyazaki
durante il suo viaggio a Genova.
Solitamente discutevamo
su dove avremmo poi usato quelle idee...
...che stavano nascendo
dalle cose che vedevamo in quel posto.
Queste diverse influenze
sono molto importanti per gli animatori.
Non è la stessa cosa che ricercare
o semplicemente scattare fotografie.
Devi veramente descrivere con le immagini
un modo di vivere.
Per esempio, la scuola di Marco
era in un quartiere ricco.
Dopo la scuola sarebbe andato
alla sua casa vicino al porto.
E così tu devi mostrare
come va a casa.
Lo spettatore deve avere la sensazione,
di andarci insieme a lui.
Deve sentirsi come se avesse
veramente visitato la sua città.
Abbiamo voluto portare il pubblico
all'interno del mondo di Marco...
...non solo mostrarlo
dall'esterno.
Lasciargli sperimentare lo spazio.
Questo è l'obiettivo.
I passi per raggiungerlo
sono pianificanti fin dall'inizio,
è una tecnica molto importante.
Penso che l'abbiano portata
ad un livello molto alto.
Nel 1976, Takahata e Miyazaki
visitarono Genova, in Italia.
Takahata si stava preparano a dirigere
"From the Apennines to the Andes."
Miyazaki era il responsabile
dell'ambientazione e del layout.
Paragonata alle pianure
dell'Argentina, Genova era stupenda.
La città si estende su una montagna
sovrastando l'oceano.
Case alte unite insieme
sui ripidi pendii.
Guardando in alto, puoi vedere le imposte delle finestre
aperte ed il bucato appeso a dei fili.
Una strada stretta che si apre un
varco tra le case.
Senti le risate e
l'allegro suono della parlata Italiana.
Tutto ciò è stato fonte di ispirazione per Miyazaki.
Possiamo dunque dire che lei è stato una delle
fonti di ispirazione per Miyazaki.
Questo perchè abbiamo
fatto queste esperienze insieme.
Ho sentito che decidevate insieme come
dovevano essere gli interni di una certa casa.
Poi Miyazaki si spremeva le meningi
per immaginarla e provava a disegnarla.
Sì, è stata una bella sfida per lui.
Non potevamo semplicemente entrare
dentro le case delle persone,
è stato più facile
quando abbiamo fatto "Heidi."
Nei vecchi quartieri di Genova
era difficile riuscire a dare uno sguardo agli interni.
Ma ci dissero che gli interni originali
erano stati completamente cambiati.
Quindi non ci avrebbe aiutato
riuscire a guardare dentro.
Miyazaki si è dovuto immaginare l'aspetto delle
ambientazioni di fine 19' secolo.
A volte le ambientazioni che creava
erano così interessanti...
...che avremmo poi costruito un
intero episodio intorno ad esse.
Abbiamo scritto un episodio di "Heidi"
in cui lei doveva cambiare casa.
Abbiamo fatto lo stesso in
"From the Apennines to the Andes."
Quando mostri i tuoi personaggi che
si spostano in un nuovo ambiente...
...devi riuscire a portarti dietro
anche il pubblico.
Questo ha aggiunto molto interesse alla serie.
Questa è la città di Genova,
come l'ha immaginata Miyazaki.
Ha applicato ci? che ha potuto osservare
durante la sua visita...
...ma l'ambientazione è la fine del 19'secolo
percò parte di questo risultato è di pura fantasia.
Abbiamo chiesto ad un esperto di
esaminare la Genova di Miyazaki.
Andrea Rocco è un esperto di luoghi per girare
film e sceneggiati televisivi.
ANDREA ROCCO, COMMISSIONE CIMEMATOGRAFICA DI GENOVA
Questi disegni colgono il senso e la natura di questa citt? che
si espande verticalmente, non è insomma piatta.
e penso che rappresentino molto bene
l'idea di movimento verticale, il su e giù.
Cosa ne pensa degli interni
immaginati da Miyazaki?
Penso che in gran parte siano corretti,
le case sono tutt'ora simili a queste,
non è molto lontano dalla realtà.
Marco, il protagonista, vive in un quartiere
popolare vicino al porto.
Alcuni di questi edifici si trovavano già qui
quando Cristoforo Colombo era bambino.
Miyazaki ha camminato per queste strade molte volte,
osservando tutto con attenzione.
Lo spezzone in cui Marco va a casa
da scuola è uno dei risultati.
FROM THE APENNINES TO THE ANDES (1976)
Un aspetto della città di Genova
ha interessato Miyazaki in modo particolare
le vecchie soffitte.
Anche al giorno d'oggi, i vecchi appartamenti
non hanno gli ascensori.
Potresti dover salire ben 8 piani
per arrivare all'appartamento nel sottotetto.
Questa mansarda è stata
completamente rimodernata.
Ma il soffitto ha ancora
la pendenza tipica del tetto.
Le finestre costruite negli spessi muri
contribuiscono a creare un ambiente unico.
Appena fuori ti ritrovi sul tetto.
La vista è incredibile.
Alti condomini costruiti a lato
delle strette e sinuose strade...
...si propagano per gradi
fino al porto sottostante.
La città si estende dall'alto verso
il basso in un complesso schema verticale.
Inserire la soffitta nella storia
ha reso pi? interessanti gli spazi della citt?.
Il Ghibli Museum
ha qualcos'altro in comune...
...con Genova e le città
in cima alle colline in Italia.
Persino la più piccola delle città ha una
piazza dove puoi bere un po' d'acqua fresca.
La fontana al Ghibli Museum
ti da la stessa sensazione.
I vecchi hotel in Italia
usano ancora gli ascensori originali.
Quelli con le doppie porte azionate a mano
hanno ancora il fascino del Vecchio Mondo.
L'ascensore del Ghibli Museum
è ispirato alla stessa idea.
Per Hayao Miyazaki, la creatività
si basa su un'attenta osservazione.
Ma Miyazaki non si limita a riprodurre
le cose che osserva.
Usa le sue osservazioni
per creare qualcosa di nuovo.
LAPUTA CASTLE IN THE SKY (1986)
Molti dei film di Miyazaki
sono ambientati in Europa.
Ma nell'Europa di Miyazaki
come lui personalmente la vede.
è un mondo originale,
nato dalla sua immaginazione.
PORCO ROSSO (1992)
Miyazaki ha progettato il museo
allo stesso modo in cui ha progettato i suoi film.
Ha la stessa struttura a labirinto
delle città Italiane in cima alle colline...
...e i complessi spazi verticali
simili a quelli di Genova.
Poi Miyazaki vi ha aggiunto la sua
personalissima visione delle cose.
Il museo vanta un gran numero
di stanze affascinanti.
SATURN THEATER (LA STANZA DELLE PROIEZIONI)
Takahata ci descrive queste stanze,
e l'edifico-labirinto stesso...
...come una serie di piccoli universi
dove la fantasia può viaggiare liberamente.
"DOVE NASCE UN FILM"
(ESPOSIZIONE PERMANENTE)
Questa attrazione conduce il visitatore attraverso
il processo produttivo di un film di animazione...
...dalla scrittura della storia
al risultato finale.
Un'attrazione divertente è basata su
una delle esperienze di lavoro di Miyazaki.
"L'INIZIO DEL MOVIMENTO"
(ESPOSIZIONE PERMANENTE)
In questa stanza, puoi imparare qualcosa sulla
storia e sulle origini dell'animazione.
IL CAFFE' CON IL CAPPELLO DI PAGLIA
CREARE I DETTAGLI -
DAL PARTICOLARE AL TUTTO
Un altro aspetto delle costruzioni Occidentali
sono le colonne interne, così come le scalinate.
Come la scena di "Conan il ragazzo del futuro"
dove lui è dentro la torre.
E' una struttura cilindrica aperta,
tutta fino in cima.
Si può vedere la stessa struttura
in "La città incantata"...
...ma in questo film la tua visione
è limitata a certi punti.
C'è una scalinata,
ma non ti porta fino in cima.
La scalinata gira e si arrotola.
L'ho trovato intrigante.
Gaudi è fatto allo stesso modo.
Ma stranamente non sempre è interessante.
Gli animatori usano elementi familiari
che vedono intorno a loro.
Loro non creano cose
che non esistono.
Ho lavorato a contatto
con gli animatori per anni.
Non hanno praticamente mai provato
a creare un mondo totalmente inventato.
Usano sempre elementi familiari.
Il punto è come usarli
in una maniera interessante.
Gli animatori non si sforzano per creare l'ambientazione
più fantastica possibile.
Ogni elemento è un qualcosa che
esiste veramente.
Quello che fanno è presentare il tutto
in modo fantastioso.
Questo ti da spazi complessi.
Potrebbe essere il modo in cui il sole
entra in una stanza...
...o il modo in cui il dentro e il fuori
sono in relazione tra loro.
Magari ti trovi all'interno, e puoi vedere
un barlume di ciò che sta all'esterno.
Guardi giù e la vista si inclina
in un modo insaspettato.
Il campo visivo è aperto oppure
bloccato improvvisamente.
Queste tecniche sono usate
durante l'animazione.
Con l'animazione, devi provare a
stimolare la fantasia del pubblico.
Farli pensare al modo in cui quel mondo
è stato messo insieme.
La cura per i dettagli è
un altro aspetto chiave del Ghibli Museum.
Ogni dettaglio è un piccolo capolavoro artistico.
Ogni cosa sembra diversa se vista da
prospettive differenti.
Ogni cosa cambia da un momento all'altro
con il variare dell'angolazione del sole.
Un'altra cosa che mi colpiva
era quanto spesso i personaggi...
...partono da un punto molto basso
e risalgono fino in cima.
La storia li porta dalla zona più oscura fino alla luce.
Se c'è un fondo, prima loro toccano quello,
poi iniziano a risalire.
Ho sentito parlare di un progetto
dove si pensava di farli partire dall'alto...
...e li si faceva scendere giù,
ma non mi sembra molto sensato.
Non funziona, vero?
Stavo pensando se questa
tecnica narrativa...
...appare sotto altre forme
nei film di Miyazaki.
Certo. Miyazaki è sempre alla ricerca di nuove strade...
...per comunicare una sorta di
piacere viscerale nei suoi film.
Nel museo, i bambini entrano e corrono
già fino al piano terra.
E' come scendere in un posto oscuro.
Sono subito invogliati ad esplorare.
Partono dal livello più basso.
Per questo, sono invogliati
ad andare ad esplorare.
Quando arrivano in fondo,
la prima cosa che fanno è guardare su.
Sembra un labirinto, con diversi livelli,
persone qua e là.
Ci sono un mucchio di angoli e di fessure.
Tutti sembrano apprezzarlo.
E così iniziano e salire, e alla fine
raggiungono il terrazzo.
L'intero museo sembra trasportare le persone
al suo interno.
Penso che tu abbia ragione.
"La città incantata" è ambientato
in una enorme stazione termale.
Chihiro, la protagonista,
scende prima al livello più basso.
Poi prende un ascensore
fino al piano più alto...
...e la trama
raggiunge un nuovo punto di svolta.
I visitatori del museo allo stesso modo
scendono prima al livello più basso.
Da questo punto di partenza, loro esplorano
il museo muovendosi verso l'alto.
PERCHE' GLI SPAZI DI MIYAZAKI SONO
COSI' AFFASCINANTI?
Il museo sembra avere qualcosa che va oltre...
...un particolare stile architettonico.
Non è solo lo scenario per le attrazioni.
L'edificio stesso sembra avere
una sua funzione, uno scopo.
Sì, questa è una parte di ciò
che lo rende interessante.
Vorresti sapere come si apre una finestra,
o dove porta un passaggio.
E' questo che rende piacevole
la tua esperienza.
Io sono quel tipo di persona a cui piace
stare in piedi nella prima carrozza di un treno..
...e osservare il percorso.
Da una bella sensazione vedere
come il percorso si dispiega...
...e rivela scenari diversi uno dopo l'altro.
Questo museo è perfetto per uno come me.
L'appoccio usato da Miyazaki
per progettarlo mi ha sorpreso,
è partito dalle stanze.
Ha progettato ogni stanza
a seconda dell'uso che avrebbe avuto.
L'ingresso, le finestre, ogni cosa.
Solitamente gli architetti
fanno un piano generale...
...e poi progettano i singoli
spazi in un secondo momento.
Miyazaki ha usato un approccio
opposto a questo.
E' stato estremamente interessante.
Sì, è visibile in maniera piuttosto evidente.
Le stanze non sono semplicemente
una divisione dell'edificio.
Sono loro stesse delle attrazioni.
Shuichi Kato una volta ha detto
che l'architettura Giapponese...
...si basa sull'assemblaggio di parti
per creare un tutto.
In Occidente, l'architettura
parte con una struttura generale.
In un secondo momento viene deciso
come il tutto deve essere diviso.
Personalmente credo che i film di Miyazaki
siano molto Giapponesi...
...anche se molti di essi
sono ambientati in Europa.
Lui crea un gran numero di scene distinte.
Poi le combina per creare la sua storia.
Questo museo è simile.
Funziona bene qui,
perchè questo è un museo.
Penso che il suo approccio abbia
funzionato bene in questo caso.
Con i tuoi film,
sento l'approccio opposto.
Partire da un tutto per finire alle singole scene.
Pensi che questo sia vero?
Non necessariamente.
Intendo dire, dopotutto io sono Giapponese.
La cosa che mi impressiona di Miyazaki
è il suo credere...
...nel potere delle singole parti
di essere convincenti.
Lui mette queste parti insieme...
...e come risultato,
riesce infatti a convincere le persone.
Questo è un aspetto chiave nei suoi film.
"La città incantata" E' un buon esempio.
Il film è costruito a partire da
affascinanti dettagli, completamente realizzati.
In un certo senso,
la storia del film è quasi secondaria.
Ecco quanto sono importanti i dettagli.
I dettagli stessi
hanno la capacità di commuovere le persone.
I film sono soliti basarsi sulle Star.
Se metti insieme tre grandi stelle del cinema,
puoi creare un film di successo.
Questo è quasi sempre stato
più importante della storia stessa.
Solo avere a disposizione personaggi
unici e interessanti, può significare aver successo.
Però, non è facile
realizzarlo nella pratica.
Penso che la capacità di realizzare
il potenziale nell'animazione...
...è simile a ciò che è necessario
per progettare un edificio come questo.
Ho sempre pensato che la "sensualità"
fosse un concetto chiave.
Ultimamente ho influenzato Miyazaki
che ha iniziato ad usare questa parola.
Con "sensuale" non intendo sessuale.
Sto parlando di una qualità fisica, palpabile.
Qualcosa che puoi sentire
con il tuo corpo. Forse l'eros.
Qualcosa di viscerale.
Esatto. Gli elementi individuali
dei film di Miyazaki...
...hanno questo tipo di qualità.
Puoi sentirlo anche nel museo.
Takahata ha chiamato questo uno "spazio sensuale".
Quale parte del museo
lo colpisce per la sua sensualità?
Gli abbiamo chiesto di mostrarcelo.
Gira a destra in fondo alle scale...
...e entrerai nel cortile interno.
Il cortile è situato sotto il livello del terreno...
...ma ti senti come se fossi a livello del terreno.
Takahata adora essere ingannato in questo modo.
Gli piace lo spazio complesso che
puoi vedere guardando verso l'alto.
Ama anche tutti gli alberi
che puoi vedere intorno a te.
C'è qualcosa che ti colpisce
in questo posto.
Gli piace salire le scale e
guardare giù dalla terrazza.
Il salone della hall centrale.
A Takahata piace osservare la hall
da diversi piani e diverse angolazioni.
Prima la vista dal basso.
Poi, sale le scale, per vedere
la hall da sopra.
Questa scalinata ricorda a Takahata
un treno svizzero sul quale una volta ha viaggiato.
Il treno entrava in una galleria a spirale...
...e la citta sottostante
scompariva dalla vista.
Poi, ogni volta che riappariva,
sembrava più piccola.
Salire queste scale
è un'esperienza simile.
La hall è attraversata da un ponte.
Takahata adora stare in mezzo per avere
una visione a 360 gradi.
Finestre circolari piazzate nei muri spessi.
A Takahata piace l'immagine di un
tunnel che porta al mondo esterno.
I colori brillanti dei vetri colorati
illuminano le pareti del tunnel...
...un altro esempio del modo in cui
dettagli diversi si accentuano l'uno con l'altro.
I muri dell'area della Galleria
sono anch'essi molto spessi.
Ricordano l'atmosfera della
stanza nella soffitta europea.
E finalmente, il tetto.
Takahata fu entusiasta quando
vide per la prima volta quest'area del museo.
Lo spazio e il verde del giardino
donano un enorme sensazione di libertà.
Amo stare qui in questa stagione,
è bello, non è vero?
Questo è il giardino estivo, questo vibrante
prato ondulato, questo è il Giappone.
L'Occidente non ha scenari come questo.
Tutta questa erba alta...
...mi piace il modo in cui
trasmette il senso di estate.
L'erba alta è un simbolo dell'estate.
è veramente fantastico.
Questo museo è per noi un luogo
dove camminare e girarsi intorno.
In un teatro, ti siedi in un posto solo.
Qui puoi andare in giro,
sperimentare molte prospettive diverse,
è molto più "sensuale" che
vedere un film.
Muoversi all'interno dello spazio
è sensuale di suo.
Lo spazio che invita al movimento
e da piacere.
Questo è ciò che Takahata
intende con "sensuale".
La chiave segreta di questo
divertimento ? nascosta...
...nel Ghibli Museum,
progettato da Hayao Miyazaki.


sabato 23 luglio 2011

Story of Stuff ...






Si trova anche doppiato in Italiano
(movimento 5 stelle - quindi non l'ho messo).
Mi è piaciuta l'animazione e il modo semplice in cui spiega il ciclo produttivo dei beni di consumo e l'impatto che hanno sull'ambiante.
Ho visto tutta la serie della collana,  Story of bottled, of cosmetic, Cap e trade e via dicendo. 
L'animazione rende i concetti fruibilissimi ai bambini. 
Quindi se avete bambini e non sapete come trattare l'argomento fategli  vedere questo piccolo documentario, come dicevo si trovano anche in italiano. 
Tutti abbiamo un ruolo importante in quanto fruitori di beni di consumo, nessuno è colpevole se siamo arrivati a questo punto di non ritorno, inquanto siamo tutti vittime del mercato senza regole,  tutti veniamo raggirati e ingannati da campagne che mirano al lavaggio del cervello e fodamentalmente i Governi sono asserviti alle  Multinazioni e alle Banche. Anche se impotenti di fronte alle imposizioni del mercato, siamo tutti abbastanza consapelivoli di come vadano le cose. L'unica vera libertà che abbiamo sta nel poter scegliere cosa comprare, cosa mangiare e a chi dare i nostri soldi quando si parla di beni di consumo.
Riciclare, boicottare, mangiare meno carne (o non mangiarne affatto) non farsi raggirare da strategie di marketing, che hanno il solo scopo di farti credere che se non consumi sei un diverso ,facendoti spendere il poco denaro acrobaticamente guadagnato attraverso l'imposizione di modelli  illogici che menano la salute e la dignità di popolazioni sfruttate nel nome del profitto di pochi, è importantissimo.
Queste persone controllano e distruggono le risorse del pianeta, lo avvelenano, ci avvelenano affamando intere popolazioni. Se non prendiamo una posizione siamo tutti complici.

FantaSinfonia - Joe Hisaishi in concerto



venerdì 22 luglio 2011

Lista prodotti Cruelty-Free

Di tutti i crimini neri che l'uomo commette  contro Dio ed il Creato la vivisezione è il più nero (Mahatma Gandhi)



SCARICA IL PIEGHEVOLE DELLA LISTA CRUELTY-FREE PRONTO DA STAMPARE E DA DISTRIBUIRE


Introduzione
La questione della sperimentazione su animali, che la legge impone per immettere in commercio un prodotto cosmetico, è una materia ben più complessa di quanto possa apparire a prima vista. In breve, possiamo dire che le dichiarazioni che si trovano sull’etichetta non hanno alcun valore (simbolo del
coniglietto, scritta “cruelty-free”, ecc.) perché si riferiscono solitamente al prodotto finito, ma nulla dicono sui singoli ingredienti.
Quali test La Direttiva Europea 92/32/CEE prevede, per ogni nuova sostanza chimica, approfonditi studi “di sicurezza”, che usano test su animali. 
Oltre ad essi, la Direttiva Europea 76/768/CEE impone test specifici su animali per gli ingredientidei prodotti cosmetici. Quelli già presenti in commercio nel 1976 sono stati elencati in una lista detta “Positive List” e non necessitano di ulteriori test per poter essere usati. Per i test specifici per i cosmetici, sotto indicati, l’animale
più utilizzato è il coniglio.
> Effetto tossico da valutare Irritazione dell’occhio
• Test su animali Draize test oculare: la sostanza viene posta nell’occhio dei conigli immobilizzati e viene lasciata per ore o giorni, valutando l’infiammazione dell’iride e la distruzione della cornea.
> Effetto tossico da valutare Irritazione della pelle
• Test su animali Draize test cutaneo: come sopra, ma sulla pelle tosata e/o scorticata. Si valuta l’irritazione provocata dalla sostanza.
> Effetto tossico da valutare Corrosione della pelle
• Test su animali Come sopra, ma si valuta, anziché l’irritazione, la distruzione della pelle.
La battaglia legale: la Direttiva 93/35/CEE sui cosmetici La Direttiva 93/35/CEE ha tra i suoi scopi quello di eliminare le prove su animali specifiche per i prodotti cosmetici (ingredienti e prodotto finito). La sua reale applicazione è sempre slittata, dal 1993, di 2 anni in 2 anni, in quanto subordinata alla convalida di metodi alternativi, e a tutt'oggi la piena applicazione non è ancora avvenuta. Nella migliore delle ipotesi, il bando completo a tutti i test cosmetici su animali potrà avvenire nel 2018. Va notato che tutti i test su animali in uso, riconosciuti a livello mondiale, non sono invece MAI stati convalidati (e in effetti la correlazione dei risultati da essi ottenuti e quelli ottenuti sull’uomo è molto bassa, spesso statisticamente irrilevante).
Lo Standard “Non testato su animali” Ad oggi, il test sul prodotto finito è vietato in Europa, così come la vendita di prodotti realizzati e testati fuori Europa. I test avvengono invece sui singoli ingredienti: è il test fatto sugli ingredienti a essere la discriminante tra prodotto "cruelty-free" o meno. Potremmo definire cruelty-free solo quelle ditte che usano ingredienti della Positive List (ingredienti presenti sul mercato prima del 1976,
anno in cui è entrato in vigore l’obbligo dei test su animali specifici per i cosmetici), ma sono troppo poche. È nato così lo Standard Internazionale “Non testato su animali” [www.tierrechte.de/european-coalition], secondo il quale una ditta per essere considerata cruelty-free deve:
1. Non testare su animali il prodotto finito, né commissionare questi test a terzi.
2. Non testare i singoli ingredienti, né commissionare i test a terzi.
3. Dichiarare che i test svolti dai suoi fornitori sulle materie prime usate sono avvenuti
prima di un dato anno a sua scelta (per esempio, 1995). Il che significa NON usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo, ma solo ingredienti completamente vegetali o ingredienti di sintesi già in commercio prima dell’anno scelto. Così facendo, non si incrementa di fatto la sperimentazione su animali.
Quando gli ingredienti derivano da sfruttamento e uccisione di animali, anche se non testati, NON possono comunque essere considerati cruelty-free: grassi animali, olii animali, gelatina animale, acido stearico, glicerina, collagene, placenta, ambra grigia, muschio di origine animale, zibetto, castoreo, latte, panna, siero di
latte, uova, lanolina, miele, cera d’api. Le ditte “cruelty-free”: quali sono e dove potere trovare i prodotti da queste offerti
Le etichette che si trovano su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l’effettiva assenza di “crudeltà” nel prodotto in questione. La dicitura “Non testato su animali”, “Testato clinicamente”, “Testato dermatologicamente” non ha alcuna importanza, perché per lo più indica semplicemente che il
prodotto finito non è testato. Ciò che veramente è importante, invece, è che non siano testati su animali i singoli ingredienti, e questo non è assicurato da alcunadicitura o simbolo.
L’unico modo pratico per capire cosa comprare è fare riferimento alle liste riportate nel presente depliant, redatte tenendo conto dell’autocertificazione di adesione allo Standard “senza crudeltà” inviata alla dott.ssa Antonella de Paola, autrice del libro “Guida ai prodotti non testati su animali”, e/o del superamento dei controlli eseguiti da ICEA (società indipendente di auditing) dietro accordo con LAV - Lega Anti Vivisezione.
Le ditte indicate nelle liste sul depliant non testano il prodotto finito, non commissionano test su prodotto finito e ingredienti, e non usano ingredienti testati dai produttori dopo l’anno di adesione a questa policy. Così, di fatto, non incrementano la sperimentazione su animali. TUTTE le altre, non comprese nelle liste, NON sono da considerarsi “cruelty-free”, anche se riportano sulle confezioni la dicitura “non testato su animali” o simili, finché non avranno dato conferma della propria politica aziendale in uno dei due modi prima descritti.
Si consiglia di preferire le aziende certificate ICEA, che hanno accettato di sottoporsi a controlli esterni anziché operare in regime di semplice autocertificazione.

Le ditte “senza crudeltà” in breve:
C O S M E T I C I : Argital, Athena's, Camorak (PuraVida, Lenerbe), Cibe (Mondo Naturale,
Fiori&Futta - Antico Marsiglia, Antica Provenza Ligure), Cinzia Zucchi Cosmetici (Linea
Evan), Coop, D'Aymons Naturalerbe, Derbe, Flora-Primavera, Haway (Hawai, Oris,
Anthyllis), Hedera Natur (Almacabio, Equo, Eco), Helan, Indica, I Serafini, La
Saponaria, L'Erbolario, Linea Progetto Gaia, Lush, Montagne Jeunesse, Officina
Naturae, Pedrini (Lepo Line), Pierpaoli (Ekos, Anthyllis, Sensé), Rebis, Remedia,
S a n . E c o . Vit (Bjobj), Saponificio Gianasso, Tea Natura, Verdesativa, W.S. Badger.
D E T E R S I V I : Allegro Natura (BioErmi, HappyClean), Alma Win, Argital, Cibe
(Econatura), Haway (Ekos, EcoSì, Oris), Hedera Natur (Almacabio, Equo, Eco), Ly m p h a
- Mondosolidale, Officina Naturae (Linea Aequa equo-solidale; Linea Officina
Naturae), Pierpaoli (Ekos, Ecosì, Fòlia), San.Eco.Vit (Ecoblu, Ecor, Ecoland).
N.B.: Le liste sono aggiornate al 30 giugno 2011, a differenza delle liste visibili sul
sito di VIVO soggette invece a continuo aggiornamento. Consigliamo quindi di fare
sempre riferimento al sito per verificare eventuali aggiornamenti intervenuti successivamente
alla data qui sopra indicata.


V I V O – Comitato per un Consumo Consapevole
NOVivisezione
Mailboxes (Box n. 297) – via Boucheron 16 – 10122 Torino
www.consumoconsapevole.org – info@consumoconsapevole.org
www.novivisezione.org – info@novivisezione.org

FONTE http://www.consumoconsapevole.org/

giovedì 21 luglio 2011

Special thanks to Aram Bajakian

Non potete immaginare l'emozione provata quando aprendo la posta  ho visto la mail di Aram Bajakian, uno dei chitarristi nella formazione del tour  Europeo di Lou Reed, collaboratore di John Zorn e affermato musicista newyorkese.
Gli scrissi perchè volevo ringraziarlo e fargli i complimeti per il Cd acquistato ''Aram Bajakian's Kef'' e si è anche ricordato chi fossi. Certo che una tizia barcollante con zaino in spalla pieno zeppo di bottiglie vuote semi penzolanti che ti si avvicina molesta, compra il cd e ti bacia senza pensarci due volte non puoi certo dimenticarla...
Ho già accennato nella pseudo-recensione sul concerto di Lou Reed di aver comprato questo disco presso il banchetto subito fuori dal Tetro Greco. Con me, anche altre persone hanno avuto la fortuna e
l' interesse di farsi avanti per entrare in possesso di questo album che si è rivelato essere una goduria.
Li firmava tutti e chiaccherava con tutti, scartava ogni singolo cd riponendo accuratamente la plastica nel suo  zainetto, non ho ben capito cosa mi stesse dicendo, forse qualcosa inerente il concerto appena concluso, ma ero abbondantemente brilla e l'inglese non è il mio forte. Mi ha fatto una così tanto bella imprrssione che non ho resistito, mi sono lanciata mollandogli un  bacio schioccoso sulla guancia pallida.
Dodici pezzi stupendi,  il link del  sito per acquistare il cd è inserito a fine articolo,  fatevi avanti e ditegli pure che vi  manda io!  (ma anche no)

Parliamoci chiaro, codesta persona è in tour con Lou Reed, suona con John Zorn, è un genio della chitarra, io l'ho visto, l'ho sentito, quando suona ci mette anima e corpo mi ha fatto venire i brividi. E' un mito.
Non sono il tipo che si fionda su un banchetto solo perchè il tizio in questione suona con  Lou Reed intendiamoci, io mi fiondi ai banchetti come regola generale.
Mi ha reso così felice vedere la disponibilità di questo ragazzo, che avrei potuto perdere la testa e  proporgli un uscita con l'incognita da li a breve.
Ma poi, parliamoci chiaro, non ha solo risposto alla mia mail tanto carinamente, ma anche alla successiva e tanto per rinfrescarvi la memoria, io non sono Claudia Shiffer!  
Gente credetemi quando dico che in tanti anni di feste, concerti, piazze e artisti di ogni tipo che, o sono amici, o sono innavicinabili, questa è la prima volta che ho a che fare con un personaggio di questo spessore musicale e dalla spiccata predisposizione ai rapporti umani. Davvero una cara persona, bella, brava e simpatica.
La musica che ci piace  nasce dal cuore e dalla budella e credetemi, l'album vale tutti i soldini spesi.
Musica popolare tradizionale Armena rivisitata in chiave noise attraverso la miscela di due strumeti che messi insieme sapientemente sanno far rizzare il pelo, chitarra e violino come insegna Djaingo Reinhardt.
Musiche di Aram Bajakian, arrangiamenti Kef, prodotto da John Zorn per la serie Tzadik.
Saluto Aram Bajakian, nella speranza che mi legga, che torni presto in Sicilia, e sforni presto un altro progetto.


Per contatti
http://www.arambajakian.com
http://www.myspace.com/arambajakian

martedì 19 luglio 2011

Lou Reed in concerto al Teatro Greco di Taormina

Per la gioia di molti ieri è stato il turno del Teatro Greco di Taormina, tappa del tour Europeo di Lou Reed che vede appunto l'Italia al prima posto come numero di date fissate.

IO e Fra felicissime, abbiamo potuto assistere al concerto e  ringrazio per questo il polacco, che quando mesi fa venne a conoscenza  delle tappa siciliana del tour di Lou Reed, si prodigò per procurare i biglietti, che da li a poco avrebbe donato alla sottoscritta per il suo 32' compleanno.
Che goduria, questi sono i regali da fare!
Genkuje Bardzo!

La band composta da nove elementi è stata la vera ciliegina sulla torta, Toni Diodore (chitarra), Aram Bajakian (chitarra), Robert Wasserman (basso), Kevin Hearn (tastiere), Louis Calhoun (computer), Tony Thunder Smith (batteria) e Ulrich Krieger (sax),
Esaltanti, virtuosi, coinvolti e potrei continuare all'infinito...

Unica nota negativa, il pubblico del Teatro Greco.
Pubblico rigorosamente seduto tra gradinata (per noi miseri mortali), spalti e poltrone (per i mortali poco miseri). Mi sarei volentieri lanciata in danze sfrenate fatte di alti e bassi, su e giù, avanti e indietro, gira e rigira, solo per l' energia che questa formazione è stata in grado di trasmettere.
Ovviamente non è stato possibile, non mi sono potuta abbandonare ai primitivi istinti. Al minimo accennato tentativo, o sorta di movimento ondulatorio di fianchi e spalle in posizione eretta, c' era subito pronto qualcuno ad urlare siediti! non vediamo niente! abbassati!
Fortuna la loro, ero ancora sobria ( sobrietà che si è rivelata durare poco ),  se fossi stata anche solo un pò più alticcia, non avrei di certo potuto contenere il mio istinto animale e a quel punto non avrebbero potuto farci nulla (solo usare una corda ).
Un pubblico tristemente composto, rigorosamente seduto e mummificato.
Fossi stata io la musicista sul palco, mi sarei fatta di certo due coglioni.

Tornando a Lou Reed , ha ripercorso buona parte del suo repertorio, ma l'ho trovato un pò stanco, stupendo, ma stanco. Scoglionato?
Sarà mica stata colpa del pubblico statico e annichilito del teatro Greco? Non sò, ma il dubbio mi viene...
Nonostante il pubblico di mummie, la bellezza di Lou e della band ha acceso in me la prospettiva per nuovi orizzonti musicali orientati principalmento verso il chitarrista, il sassofonista e il violinista, nonchè la seconda chitarra.  Troppo belli da vedere!

I commenti carpiti qua e la post concerto non cozzavano tanto con la mia esaltazione.
Ma dico io, che ci aspettiamo, che  possa sfoggiare tutta la sua carica scenica per un pubblico di mummie? Siciliani!

Il Teatro Greco, Lou Reed, musicisti  virtuosi che godevano ad ogni nota, a me il concerto è piaciuto! Quando senti musica fatta bene e suonata di cuore, non puoi non esaltarti.
Lou Reed super rilassato, più che a suo agio è stato impeccabile, ma bisogna sempre contestualizzare.
 Di certo a fare di Lou Reed - Lou Reed, non è mai stata la potenza vocale, come non lo è mai stata  l'intonazione... Lou Reed è Lou Reed punto!
Sono 3 gli album Che sento miei, quelli che mi hanno accompagnata nella crescita, per me un concerto tipo dovrebbe contenere in scaletta brani da Transformer, Berlin e Rock en Roll Animal, poi tutto il resto...

Finito il conceeto mi sono precipitata al banchetto di  Aram Bajakian, uno dei chitarristi del tour, un chitarrista poliedrico che vanta collaborazioni con musicisti del calibro di  John Zorn.
Ho acquistato il  CD del suddetto e sono rimasta folgorata!
Musica popolare tradizionale Armena rivisitata in chiave noise attraverso la miscela di due strumeti che messi insieme sapientemente sanno far rizzare il pelo, chitarra e violino. Musiche di Aram Bajakian, arrangiamenti di Kef, prodotto da John Zorn per la serie Tzadik.
Sulla strada di ritorno io e Fra, compagna di svariate avventure, siamo state totalmente assorbite e travolte dalla musica di Aram Bajanian's Kef. Un bellissimo viaggio di ritono.
Visitando il sito QUI  è possibile acquistare il CD. Merita, poi fate voi.

Concludendo, serata stupenda, ho un nuovo CD in bacheca e un nuovo musicista (di cui son già follemente innamorata) sul quale poter fantasticare di cose sconcie.


Grazie ancora zio Woikkie, regalo azzeccatissimo

martedì 5 luglio 2011

Meat the truth - Carne e verità nascoste

L'industria dell'allevamento intensivo causa il 18% dell'effetto serra totale,  percentuale maggiore di quella dell'intero settore dei trasporti pubblici e privati che è pari al 13,5%.
Il documentario di Al Gore che a suo dire ha fatto il giro del mondo con l'intenzione di affrontare nel modo più semplice possibile e alla portata di tutti  il  problema del surriscaldamento globale, dell'effetto serra, dell scioglimento dei ghiacci, dell'inquinamento e  di tutte le catastrofi naturali correlate ad esso, ha però dimenticato questo particolare importe di cui non vi è traccia nel documentario.
La FAO (Organizzazione per l'Agricoltura e l'Alimentazione dell'ONU) invece, ha stranamente approvato e collaborato alla realizzazione di un film documentario creato da una fondazione olandese, la Nicolaas G. Pierson Foundation, e doppiato in italiano da AgireOra Edizioni, sui temi riguardanti il massiccio impatto ambiantale causato dagli allevamenti intensivi e la loro relazione con il riscaldamento globale e l'effetto serra, che sarebbe appunto maggiore dell'intero settero dei servizi pubblici e privati di trasporto, e pari all'inquinimanto provocato dal settore dell'industria.  Ma perchè nessuno ne parla?
Al Gore realizza un documentario sul riscaldamento globale senza  minimamente mensionare la causa principale di tale catastrofe  che tanto gli sta a cuore.
Forse perchè le industrie di zootecnologia sono tra le piu' potenti lobbi attualmente in circolazione, e l'unico obiettivo del vicepresidente-regista era la successiva campagna elettorole e la  sostanziosa fettazza di ambiantalista che si sarebbe accaparrato.
Nessuno si azzarda a mensionare il disboscamento su scala globale causato dalle messa in coltura di cibi transgenici destinati al consumo dei capi di bestiame dell'industria zootecnica. Quando mai, non sia mai!
L'importanza di rendere note queste informazioni, come tante altre che ci toccano da vicino, sta nel fatto che ciascuno di noi  può fare moltissimo attraverso le scelte alimentari sull'ambiente, perchè quello che possiamo fare sul fronte della scelta del nostro cibo è decisamente più potente di quello che possiamo fare in ogni altro campo. Io sono decisa a tornare sui miei passi, perchè anni di vegetarinismo buttati nel cesso sono un peso non indifferente con cui fare i conti ogni qualvolta ci si mette in tavola.
Concludendo, vi consiglio la visione del documentario intitolato '' Meat the truth - Carne, la verita' sconosciuta''   è uscito nel 2009, reperibile su molti siti ambientalisti, animalisti e in retae anche sul mio canale Youtube, affronta assai meglio di me l'argomento, con dati  alla mano e sconvolgenti rivelazioni.