mercoledì 13 marzo 2013

Pre Pasqua

CAMPI DI STERMINIO IN TEMPO DI PACE


In questi ultimi decenni si è andata sempre di più sviluppandosi una coscienza animalista in virtù delle molte associazioni impegnate in difesa dei diritti degli animali a condanna di ogni violenza su l'uomo, sull'animale e sulla natura. La battaglia, su molti fronti, si estrinseca contro la vivisezione, la caccia, le pellicce, gli zoo, i circhi equestri ecc. nel tentativo di liberare gli animali dalla terribile condizione cui sono stati condannati dalla società moderna cosiddetta civile

Le tematiche portate avanti dai protezionisti (che investono la sfera sociale a livello etico, scientifico, economico) non sono state associate, a mio avviso, alla parte più drammatica del problema, la mattazione che resta come l'ultimo ostacolo da abbattere in difesa degli animali. Pochi sono infatti gli stessi animalisti impegnati in questo settore e pochi coloro che sanno essere coerenti in questo ideale di giustizia e d'amore per essere di conseguenza vegetariani in modo da dare una spinta verso l'attuazione di una dieta incruenta ostacolando la tendenza comune della gente a nutrirsi di cadaveri, e mentre condanna - almeno in teoria, ogni violenza sugli animali accetta come scontata l'estrema violenza della mattazione perché non sa o non vuole rinunciare al piacere di un piatto prelibato anche se costa la vita ad un essere vivente biologicamente fatto come l'uomo.


Se la lotta alla violenza della mattazione è rimasta indietro rispetto le lotte alle altre violenze sugli animali in gran parte dipende dalla poca informazione della gente su l'inferno che sono gli allevamenti intensivi e la stessa mattazione. Finché la gente sarà tenuta all'oscuro degli effetti raccapriccianti che precedono l'elegante bistecca a tavola; finché non saranno mostrati gli orrori dei mattatoi nessuno si sentirà in colpa dell'immane ingiustizia e dei fiumi di sangue che ogni giorno vengono versati lontani dalla vista delle persone che accettano sia compiuto l'orrore ma non di vederne gli effetti; si continuerà a scaricare sugli altri questa disumana abitudine alimentare: I'allevatore alleva animali perché il macellaio ne fa richiesta, il macellaio chiede la carne perché la gentile signora andrà a comperare la fettina e la gente mangia la carne perché ipocriticamente sostiene quell'animale è già stato ucciso. E così, sulla pelle di miliardi di animali massacrati ogni giorno lievitano gli interessi dei grandi allevatori, delle industrie zootecnico-alimentari e delle industrie chimicofarmaceutiche a danno della salute umana, dal momento che coll'aumento del consumo della carne sono aumentate le malattie più terribili, come gli infarti, i tumori, il diabete, I'arteriosclerosi, i disturbi gastrointestinali, gli squilibri mentali ecc. Allo spaventoso crescendo di orrori, di sofferenze e di morte a danno degli animali, sacrificati sull'altare della crapula e dell'egoismo umano, (diretta somiglianza dei sangunari riti pagani come dei danteschi gironi infernali) si associa un crescendo di nuove malattie sempre più incurabili, contestualmente ad una diminuizione delle capacità immunitarie dell'organismo umano.


Dopo millenni di regime pressoché vegetariano la carne oramai è assurta a status symbol di benessere economico. Come per placare una fame ancestrale di carne, da sempre esclusiva pietanza di nobili e signorotti. Oggi la gente del mondo occidentale si ingozza di carne due-tre volte al giorno, con un consumo medio, solo in Italia, di 80 Kg a testa, mentre il sud muore di fame per produrre i foraggi che serviranno ad ingrassare le nostre bistecche.


Oggi in Italia si allevano circa 500 milioni di animali all'anno negli allevamenti intensivi, in cui gli animali vengono fatti riprodurre con fecondazione artificiale. I megallevamenti inquinano il suolo, le falde acquifere i fiumi, i mari a causa delle deiezioni intrise di fosforo e azoto. Solo nella Pianura Padana gli allevamenti inquinano quanto una popolazione di 65 milioni di persone.


Nei 15.000 mattatoi presenti nel nostro paese vengono macellati ogni anno 5 milioni di bovini, 12 milioni di suini, 400 milioni di polli, senza contare gli equini, gli ovini ecc. Praticamente ogni italiano ha sulla coscienza l'uccisione di almeno 10 animali all'anno, compresi quelli di grossa mole.


Questa cultura disumanizzante non solo considera lecita I'ecatombe giornaliera di tanti animali dotati di intelligenza e sensibilità ma non si preoccupa nemmeno di rendere meno dolorosa la loro uccisione applicando le normative vigenti stabilite dalla legge, che prevedono lo stordimento degli animali da maceIlazione in modo da evitare stress e sofferenza tramite anestesia. I pochi mattatoi che mettono in pratica tali direttive sono quelli controllati da associazioni zoofile...


La direttiva CEE che vieta l'impiego di estrogeni negli alimenti per animali è in vigore dall'88, ma le industrie dei mangimi e dei farmaci hanno aggirato l'ostacolo somministrando prodotti a base di zinco (che al pari degli estrogeni servono a stimolare l'ormone della crescita) che nell'uomo causa spossatezza, diarrea, ottundimento dei riflessi, alterazione nei reni e nel pancreas, depressione, tremori, mancanza di coordinamento muscolare ecc. Non solo, si viene a sapere che soltanto dopo le proteste e gli allarmi lanciati da ogni direzione per la somministrazione di betabloccanti ai vitelli importati dai paesi europei, il ministro alla sanità decide di imporre l'obbligo del controllo del 10% della carne che arriva alle dogane: pensando agli effetti sulla salute umana dei betabloccanti (potente farmaco che serve a curare i cardiopatici, gli ipertesi) c'è da far accapponare la pelle pensando a quante fettine a base di questo medicinale sono state consumate dagli ignari italiani.


Ogni anticamera d'allevamento è una vera e propria farmacia: assieme ad un pappone schifoso e repellente agli animali viene somministrato ogni tipo di farmaco: cortisonici, antibiotici, sulfamidici, betabloccanti, vitaminizzanti ecc. che finiscono poi nel metabolismo di chi mangia la carne. D’altronde non si può pretendere che gli animali costretti a vivere in ambienti innaturali, costantemente illuminati al neon, tenuti a temperatura costante (per non far consumare le calorie ingerite), su pavimenti in cemento inclinato per permettere il deflusso dei liquami o, come per i suini, su assi di legno distanziate che finiscono con lo storcere gli zoccoli agli animali (infatti il 70% dei suini alla macellazione si presentano storpi) non abbiamo bisogno di essere tenuti in piedi con i farmaci, anche a causa dello stress che determina l'abbattimento del sistema immunitario predisponendoli a qualsiasi infezione.


Il concetto che si segue negli allevamenti intensivi è produrre un vitello più grosso possibile, nel più breve tempo possibile, nel minore spazio possibile. Così gli animali sono costretti a passare la loro breve e tristissima esistenza in spazi così angusti da non potersi nemmeno girare, sdraiarsi o leccarsi; solo la testa spunta fuori dal box: gli è consentito solo mangiare e mordere disperatamente le sbarre metalliche. Certi suini diventano così grassi che muoiono d'infarto ai primi passi.


E' degli ultimi tempi la notizia venuta dall'Inghilterra dove centinaia di bovini (animali vegetariani) alimentati con farina di carne di pecore infette hanno accusato la "sindrome delle vacche pazze".


Il vitello da cosiddetta carne bianca, al quale viene espressamente impedito di camminare, spesso viene tenuto in catena per anni o per tutto il ciclo di produzione se si tratta da bovini da latte o scrofe da riproduzione. Quest’ultime sono costrette a partorire in continuazione in spazi poco più grandi del loro volume corporeo. E' assai evidente la sofferenza delle madri di non poter assecondare la loro natura e preparare un riparo per i piccoli.


Nei capannoni l'atmosfera è lugubre, il fetore stomachevole, le urla dei suini (quasi umane) è raccapricciante; il sovraffollamento spesso determina la pazzia: si manifestano atti di cannibalismo ed i suini spesso arrivano a staccare a morsi la coda a qualche loro compagno: problema che gli allevatori spesso risolvono tagliando la coda ai disgraziati animali piuttosto che concedere loro più spazio. Grande deve essere la sofferenza per queste creature nate per pascolare libere mangiando la verde erba dei campi, invece condannate a vita nei campi di concentramento animali.


Gli animali ingrassati al punto giusto vengono trasportati su camion blindati al luogo della mattazione. Nei lunghissimi viaggi restano per giorni e settimane esposti al gelo più glaciale e al sole più rovente nelle soste degli scali ferroviari. Molti muoiono per il trauma delle operazioni sempre violente. Ad alcuni tori che oppongono resistenza vengono spenti gli occhi a coltellate. Il sovraffollamento nei camion spesso genera terrore: gli animali finiscono coll'accalcarsi e calpestarsi, alcuni restano uccisi altri storpiati. Due animali su dieci non arrivano vivi a destinazione. Infine vengono scaricati come pietre e condotti terrorizzati sul luogo della esecuzione, dove vedono i loro compagni precederli e morire di una morte terribile. Specialmente i vitelli intuiscono la morte e cercano inutilmente e pateticamente di scappare, mentre i suini emettono urla strazianti di paura. Come se ce ne fosse bisogno, la sofferenza degli animali è stata provata anche scientificamente da Mariam Stamp Kawkins, da Harriet Scheifere, da Edvard Evans e da molti altri.


Un tempo i bovini venivano uccisi con un colpo di martello da 20 Kg sulla fronte, ora i macellai usano la pistola con proiettili captivi che sfondano la scatola cranica, o con una scarica elettrica a forte amperaggio, 40-60 volts. L'animale viene quindi sgozzato con grossi coltelli, viene fatto dissanguare, per permettere una buona conservazione della carne e quindi sezionato. Durante questa operazione spesso il cuore pulsa ancora di vita. Comunque in breve anche l'animale più forte e gagliardo è trasformato in un ammasso di cose raccapriccianti.


I maiali appena usciti dal box (vedono il cielo e la luce del sole per la prima ed ultima volta) vengono spinti in un corridoio a grate che finisce nella gabbia dell'esecuzione: quasi sempre intuiscono ciò che sta per accadergli e fanno di tutto per non imboccare quel funesto corridoio: l'animale si rifiuta di andare verso la camera della morte: urla, scalcia, punta gli zoccoli, a volte si guarda intorno come per implorare aiuto, ma quello che lo aspetta è tutt'altro che la liberazione. Una volta nella gabbia gli viene messa una morsa nelle orecchie e una scarica di corrente fulmina l'animale che finisce in una vasca bollente per ammorbidire il pelo. Guai se il disgraziato animale resta vivo: è inimmaginabile l'urlo di terrore. Quindi i maiali sono squartati da una sega elettrica che li divide in due e seziona la coscia, il lombo, il lardo, la pancetta, la spalla, la coppa, il guanciale, la testa. II sangue raccolto in enormi contenitori una volta veniva utilizzato per fare il sanguinaccio (tipo di salsiccia da molti considerata una prelibatezza) oggi essiccato in polvere viene utilizzato come concime o mangime nel settore zootecnico.


La cosiddetta "vitella" è la carne del cucciolo di vitello ucciso prima dello svezzamento. Una volta venivano condotti al mercato ai primi giorni di vita e uccisi al momento in modo improvvisato. Oggi si fanno crescere fino a 15 settimane, impedendo loro di mangiare erba per avere le carni più tenere e bianche. l vitellini trascorrono la loro breve esistenza in piccoli box dove vengono continuamente ingozzati tramite un tubo. l vitellini vengono tenuti anemici perché la carne possa essere rosa. Per farli mangiare di più vengono tenuti senz'acqua: cercano di dissetarsi mangiando. l vitellini portati via al 3° o 4° giorno di vita sentono il bisogno della madre, di succhiare, ma possono solo bere da un secchio di plastica.


Per gli animali di piccola mole, polli, conigli, tacchini ecc. la macellazione è più sbrigativa. A testa in giù, i poveri pennuti, vengono appesi ad una catena mobile che li trasporta verso la macchina ghigliottina che mozza loro la testa mediante una lama girevole. Talvolta si usa schiacciare la testa dei volatili con una grossa pinza. Poi avviene il dissanguamento, lo spiumaggio, I'eviscerazione, il lavaggio e infine la confezione.


Oggi in Italia si pratica anche il rito ebraico-musulmano (sia per la presenza nel nostro paese di gente orientale, sia perché molta carne viene esportata in quei paesi). Gli ebrei secondo la loro religioni, possono mangiare solo carne di animali con zoccolo biforcute i musulmani, che escludono il suino, pesci solo senza scaglie. Però hanno l'ipocrita delicatezza di non uccidere la madre nello stesso giorno del figlio, di non catturare i pulcini se la madre vola nelle vicinanze del nido né di attaccare l'asino allo stesso gioco del bue, perché farebbe doppia fatica.


Il metodo usato per la macellazione è detto "sechità" che consiste nel taglio netto della trachea, dei giugulari e dell'esofago con coltelli affilatissimi. Quindi l'animale viene capovolto con speciali organi per il completo dissanguamento (il sangue viene considerato impuro).


Non meno crudele è la sorte dei pulcini che fin dal primo giorno di vita vengono messi in enormi capannoni illuminati a giorno 24 ore su 24. Non vedranno mai la luce del sole se non per essere uccisi. All'aria ammorbata dai loro escrementi un pollo ha lo spazio a vita grande quanto una mattonella di 20 centimetri di lato.


Gabbie a perdita d'occhio su 3-4 file sovrapposte da dove cadono attraverso i fili di ferro, di cui sono fatte la basi, i liquami degli animali soprastanti. Lo stress causa spesso la pazzia degli animali e quando sono ammucchiati assieme si aggrediscono sino a ferirsi mortalmente. Il problema dei frequenti episodi di cannibalismo gli allevatori lo risolvono tagliando il becco dell'animale pennuto.


Le galline ovaiole sono tenute in un tale stato di stress che molte si lasciano morire d'inedia o finiscono schiacciate o storpiate dalla calca delle loro compagne. Le più fortunate muoiono subito, le altre verranno uccise appena terminato il ciclo produttivo per essere trasformate in pasticcio di carne o brodo di pollo. Una volta nati i pulcini vengono scelti velocemente: i malformati e i non maturi vengono scartati come mele guaste e gettati in contenitori dove saranno frullati per farne una poltiglia che sarà utilizzata come alimento nel settore zootecnico o come concime.


Tristemente noto è il fois-gras. Le palme delle oche vengono inchiodate ai tavolacci. Nel collo dell'animale viene infilato un tubo dal quale viene ininterrottamente somministrato un pastone da ingrasso. Il fegato a poco a poco si spappola e diventa quella "squisitezza" che tanto piace a certi raffinati palati.


L'allevamento tradizionale non è meno crudele di quello industriale. In molte località italiane è ancora in voga il taglio della corna, delle orecchie, la castrazione, il marchio a fuoco, sempre la separazione dei figli dalle madri.


Oltre alla macellazione industriale si pratica un po’ dovunque quella clandestina, locale, familiare: gli animali vengono uccisi, senza la minima anestesia, da gente improvvisata.


Nei dintorni di Modena viene tutt'ora praticato il barbaro metodo del bastone conficcato nella bocca dell'animale fino a sfondare lo stomaco e gli intestini; in una sorta di impalamento alla rovescia.


A Napoli nei mercati rionali capretti e agnellini vengono uccisi sul posto dal venditore mediante tagli imprecisi con coltellacci poco affilati. Nel sud quando un bovino sgozzato è duro a morire gli viene versata dell'acqua bollente nelle orecchie (punto debole dei mammiferi) che muore nei più atroci dolori.


Nel sud-est asiatico, nelle Filippine, in Corea, cani e gatti vengono venduti al mercato la cui carne è considerata una prelibatezza. A migliaia gli animali vengono ammazzati sommariamente, bolliti o arrostiti spesso ancora vivi o impiccati per rendere più saporite le carni. Con le pelli verranno poi confezionate le pellicce gae-wolf.


Non è meno atroce la sorte che tocca agli animali marini. I pesci pescati con le reti muoiono per asfissia dopo ore di lenta e spasimante agonia, mentre dimenandosi cercano inutilmente di riconquistare il mare. Altrettanto crudele è la morte dei pesci pescati all'amo, paragonabile ad un grosso arpione che si infila nella bocca di un uomo sino a sfondargli il cervello. Ma la morte più terribile tocca alle aragoste, bollite ancora vive, e alle piccole lumache uccise a centinaia per confezionare una sola pietanza.


Budda annovera tra i mestieri più infami quello di macellaio, di cacciatore, di allevatore di animali, di pescatore. Pitagora affermava che quelli che uccidono gli animali o mangiano la carne sono più inclini a massacrare anche i propri animali. B. Schaw diceva che è ipocrisia lamentarsi della violenza o della guerra se poi si uccidono gli animali per farne pietanza. Leonardo asseriva: "Coloro che non rispettano la vita non la meritano". Platone tollerava l'alimentazione carnea solo ai soldati. S. Girolamo asseriva: "Dopo che Cristo è venuto non è più permesso mangiare carne" e Porfirio aggiunge: "Gesù ci ha portato il cibo divino, il cibo carneo è nutrimento per demoni". Mentre il profeta Isaia dice: "Colui chi uccide un bue è come colui che uccide un uomo".


Dal 1950 ad oggi il consumo di carne è aumentato del 122%. Ma ogni violenza ha sempre le sue ripercussioni, infatti con I'aumento del consumo di carne sono aumentate nel mondo le malattie più terribili: di queste malattie sono maggiormente colpite le popolazioni che fanno maggior uso di carne, per contro le popolazioni a regime vegetariano, o quasi, sono immuni alle stesse malattie. Le infezioni intestinali dovute alla carne sono all'ordine del giorno: 30.000 casi di salmonellosi in Inghilterra e 80.000 di enterite in Germania sono solo i dati più noti degli ultimi tempi.


Per quanto riguarda gli effetti della carne sull'organismo umano, oltre quelli già descritti ed altri tristemente noti, c'è da dire che la carne ha legami con il cancro alla mammella e al colon, che il nitrito di sodio aggiunto alla carne in scatola forma le nitrosammine sostanze mutagene e cancerogene, che gli eschimesi che si nutrono quasi esclusivamente di carne e pesce hanno vita media di 27 anni e che il loro quoziente intellettivo è tra i più scarsi, che l'uso eccessivo di pesce ha favorito l'insorgere della lebbra in molte zone dell'Asia.


Non meno grave e allarmante è l'aspetto economico della dieta carnea. Occorrono 16 Kg di proteine vegetali per produrre 1 Kg di proteine animali. Un capo di bestiame consuma derrate alimentari quanto 12 persone. Con il costo di un Kg di carne oggi si possono comperare 2 Kg di pasta, 2 Kg di pane, 2 Kg di verdure, 2 Kg di insalata e un litro di olio. In USA il cibo vegetale consumato per gli animali di allevamento sfamerebbe 500 milioni di persone. Se l'Europa si nutrisse di vegetali potrebbe sfamare una popolazione 54 volte superiore e gli U.S. una popolazione 150 volte superiore, praticamente se tutti i terreni coltivabili del mondo venissero coltivati per produrre cibo vegetale si potrebbe sfamare una popolazione di 25 miliardi di persone, con la logica conseguenza che sarebbe debellata la fame nel Terzo mondo. Un terreno, che adibito a pascolo da una tonnellata di carne bovina, se coltivato a legumi darebbe 20 tonnellate di cibo ancora più ricco di proteine. E infine c'è da considerare che il settore zootecnico ha un passivo annuo sulla nostra bilancia agroalimentare di 10-12 mila miliardi, a fronte di una scarsissima fonte occupazionale.


La spaventosa indifferenza dell'uomo verso l'uccisione degli animali, considerati cose da trasformare in pietanze, e che si estende, come abbiamo visto, ai cuccioli preferiti per le loro tenere carni, fa emergere una considerazione sull'ipocrita malvagità umana. Se eccezionalmente, un felino (per sua natura predatore e carnivoro) uccide un bambino per mangiarselo l'animale viene considerato un mostro crudele e insensibile verso una creatura inerme, allora quell'animale deve essere sterminato. Ma se è l'uomo ad uccidere un cucciolo, come di fatto avviene sistematicamente, viene considerato un fatto normale, non condannabile dalla morale comune. Praticamente sono state invertite le parti: dall'animale, nella sua natura semplice ed istintiva, si pretende ragionevolezza, sensibilità e rispetto verso gli esseri umani, mentre l'uomo, cosiddetto civile, cristiano, filosofo, poeta, è legittimato a compiere qualsiasi delitto nei confronti di esseri indifesi, senza per questo sentirsi in colpa verso la giustizia e verso la Vita.


Don Mario Canciani afferma che le popolazioni più crudeli verso gli animali sono quelle di cultura ebraico-cattolica, nonostante vi siano molte chiare indicazioni nell'Antico Testamento a rispettare questi nostri fratelli di viaggio.


Se la storia non è che lo specchio fedele della condizione morale e spirituale della gente, le violenze, le ingiustizie, le guerre non sono che la diretta conseguenza della condizione della coscienza umana abituata, dalla cultura antropocentrica, a convivere ogni giorno con gli orrori apocalittici dei fiumi di sangue che vengono versati nei mattatoi per imbandire le tavole dell'essere fatto ad "immagine e somiglianza di Dio". Si rivela profetica l'affermazione di Hermann: "Finché vi saranno i mattatoi vi saranno i campi di battaglia".

Franco Libero Manco (s.j)


1 commento:

mononokeHC ha detto...

In una società come la nostra, totalmente profana, in cui nulla è più sacro e gli unici timori concessi sono legati alla materia, la catena di morte del macello non è che una realtà tra le altre. Le urla degli agnelli sono un rumore di fondo, uno dei mille rumori che frastornano i nostri giorni. E forse non sapere ascoltare questo lamento è il non saper ascoltare tutti i lamenti — i lamenti delle vittime delle guerre, dei malati, dei bambini torturati, uccisi, delle persone seviziate, abbandonate, dei perseguitati, di tutte quelle voci che invano gridano verso il cielo. È anche il non saper ascoltare il nostro lamento, di persone sazie, annoiate, risentite, incapaci di vedere altro orizzonte oltre quello del nostro minuscolo ego, incapaci di interrogarci, di affrontare le grandi domande e di accettare il timore che, da esse, inevitabilmente deriva - Il pianto degli agnelli e il dolore del mondo - Susanna Tamaro